La psiconcologia

Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così come è stato, è stato un bene.
E. Hillesum, “Diario 1941-1943”

Psiconcologia Roma

La psico-ocologia costituisce in ambito sanitario un riferimento per tutti coloro- medici, psicologi, psicoterapeuti- che nel trattamento della malattia neoplastica hanno una visione olistica del malato, tesa a tutelare e favorire una migliore qualità della vita del paziente considerandolo nella sua complessità, vista la inscindibilità negli esseri umani della componente biologica da quella emozionale.

Il rispetto della vita e della persona umana, della famiglia e dei nuclei di convivenza, il diritto alla tutela delle relazioni e degli affetti, la considerazione e la cura del dolore, il sostegno psicologico nelle diverse fasi della malattia costituiscono gli obiettivi principali della disciplina.

La Psicologia oncologica si occupa, quindi, degli aspetti psicologici ed emozionali connessi alla patologia neoplastica e in generale delle implicazioni psico-sociali dei tumori. E’ il risultato di una convergenza tra la psicologia, che focalizza in particolare gli aspetti più soggettivi, espressi dal paziente neoplastico attraverso i suoi sintomi e la sua sofferenza e l’oncologia, che privilegia gli aspetti più oggettivi e tangibili dei medesimi sintomi, della medesima sofferenza.

In oncologia, la sofferenza psicologica del paziente si esprime in maniera molto più intensa che in altri ambiti medici perché, nonostante i notevoli progressi medico-scientifici, dal punto di vista emotivo la diagnosi di tumore rappresenta ancora qualcosa di minaccioso, che genera incertezza, ansia, paura e angoscia, incrementa la vulnerabilità personale, mina le capacità di controllo e il senso di continuità della propria esistenza. Si può parlare di un vero e proprio trauma e la sofferenza psicologica è l’espressione sia dell’incapacità ad affrontare le minacce che la malattia rappresenta, sia della difficoltà ad adattarsi ai vari cambiamenti che essa richiede (fisico, psico-emotivo, relazionale, sociale) con conseguenze negative sulla qualità di vita delle persone malate e di chi le assiste.

La sofferenza psicologica del paziente è definita distress e inletteratura internazionale il distress  è il sesto parametro vitale - insieme a  temperatura, respiro, battito cardiaco, pressione arteriosa e dolore -. Ha manifestazioni diverse, da sintomi lievi fino a problemi che possono diventare disabilitanti e interferire negativamente con la capacità di affrontare il cancro, i sintomi fisici e il trattamento, riconducibili alla malattia, alle caratteristiche della persona che si ammala e al contesto familiare, sociale e culturale all’interno del quale l’esperienza viene vissuta. Il Distress si estende lungo un continuum che va da normali sentimenti di vulnerabilità, tristezza e paura, a problemi che possono diventare disabilitanti, come depressione, ansia, panico, isolamento sociale, crisi esistenziale e spirituale. Il termine distress indica, quindi, un’esperienza multifattoriale, emozionalmente spiacevole, di natura psicologica (cognitiva, comportamentale, emozionale), sociale e/o spirituale che può interferire con l’abilità di affrontare efficacemente il cancro, i suoi sintomi fisici e il suo trattamento”. Si tratta, cioè, di una condizione sostanzialmente connotata da stati di tenore ansioso o depressivo, in grado di influenzare l’adesione terapeutica, il benessere del paziente e i bisogni; quindi, necessita di un intervento professionale specifico, quando rilevata.

Se il distress non viene adeguatamente trattato, può comportare importanti conseguenze sul piano della salute psicosociale (compromissione delle relazioni e ritiro dalla vita sociale), di quella fisica (non adesione alle cure, interferenza con i sintomi della malattia e gli effetti collaterali dei trattamenti) e anche sul fronte “economico” (aumento delle giornate di degenza e del numero di ricoveri).Esiste, infatti, un elevato rischio di considerare “normale” la reazione emotiva del paziente con diagnosi di cancro. Al “dolore” psichico va invece riservata la stessa considerazione che si ha nei confronti del dolore fisico, conseguenza di questa e altre patologie, che viene affrontato e trattato in tutte le sue espressioni perché ritenuto non necessario e non dignitoso.

Oggi, poi, gli stessi pazienti che non molti anni fa mostravano una certa reticenza a manifestare le proprie emozioni con i medici e a richiedere un sostegno psicologico, sempre più spesso colgono e valutano questa “offerta” come un’opportunità per recuperare il proprio benessere globale. Malati e familiari devono sapere che è possibile contenere e ridurre i principali problemi emotivi legati a malattia e trattamenti attraverso:

  1. Il favorire l’adattamento alla nuova situazione di vita in tutti gli stadi della malattia;
  2. L’affrontare l’incertezza del futuro;
  3. Il dare un senso alla malattia per integrarla nella propria esistenza;
  4. Lo stabilire una comunicazione più aperta con familiari e staff curante;
  5. Il migliorare la qualità di vita e favorire l’empowerment, cioè la capacità del paziente di avere padronanza sulla propria situazione.

Dott.ssa Antonella D'Andrea
Psicologa Psicoterapeuta - Roma


Ambiti d'intervento

  • Dipendenze da sostanze
  • Psicooncologia
  • Gruppi stress reduction basati sulla Mindfulness
  • Disturbi sessuali
  • Trattamento del Gambling (gioco d'azzardo patologico)
  • Psicoterapia Sistemico-Relazionale individuale, della coppia e della famiglia

Dott.ssa Antonella D'Andrea Psicologa Psicoterapeuta
Roma

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Iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio col n.6943 dal 1997
Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità e Specializzazione in Psicoterapia Familiare e Relazionale
P.I. 06860061008



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