Amore e coppia

Ah l’amore questo folle sentimento che…

E’ il ritornello di una famosa canzona scritta da Lucio Battisti insieme a Mogol nel 1969 per i “Formula 3” complesso degli anni ‘70. Il titolo di questo mio articolo nasce dal voler riflettere sulle tante colorazioni e sfumature che possiamo trovare nell’amore.

Amore e follia Roma
Gaetano Previati Paolo e Francesca, del 1887

Iniziamo dalla follia. Da sempre l’amore e la follia sono andate a braccetto come se le forti passioni potessero originare la pazzia. Da sempre hanno ispirato scrittori, registi, sceneggiatori e hanno dipinto personaggi come Heathcliff di “Cime tempestose” (Emily Brontë), o Charley Partann nel film “ L'onore dei Prizzi “(1985) di John Huston. Dalla Didone di Virgilio che impazzisce per Enea all'Orlando che perde il senno per Angelica e diventa furioso. O nei tanti travolgenti dipinti o nelle poesie, o nei testi canzoni!

Insomma ogni forma di arte ha rappresentato questo dualismo. Sentimento e malattia, turbinio emotivo spesso rafforzato anche dall’espressione comune “Sono pazzo di te!”.

L’aspetto “folle” dell’amore è individuabile in un uomo con la testa vuota di senno, incapace di intendere e di volere. Come trascinato da forze tumultuose su cui non riesce a porre controllo ma che influisce sui suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi comportamenti.

L’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sé non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l’ha riguardato, invasa dall’onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere (...). Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l’unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell’anima, mio bell’amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano Amore. (Platone)

Platone lo descrive come “un demone sempre inquieto e scontento” e gli antichi ci hanno lasciato una fiaba, quella di “Amore e Follia” dove la follia, giocando a nascondino, ferisce l’amore chino dietro un roseto, rendendolo cieco, e per farsi perdonare gli diventa inseparabile compagna.

Ma cos’è l’amore? L’AMORE è un sentimento che unisce 2 persone. E’ un alternarsi di ambivalenze e contraddizioni. Gioia, dolore, follia, odio, desiderio, sofferenza, paura, euforia.
L’esperienza amorosa è tra le più significative dell’esistenza umana. Quindi una riflessione sull’amore non può che essere una meditazione dell’esistenza umana, caratterizzata dall’insoddisfazione, dalla nostalgia, dal senso di solitudine, dal desiderio di completezza, e di perfezione, da sofferenze psichiche “richiamo dell’anima”.

Un autorevole psicanalista come Aldo Carotenuto afferma che solo chi accetta nella propria vita le contraddizioni, chi integra nella propria persona gli aspetti negativi del Sé, gli aspetti Ombra, chi assegna un ruolo all’esperienza del dolore, dell’incomprensione, della solitudine, dell’abbandono, come fanno i poeti, riesce a vivere un amore creativo e profondo.
Si attivano nella coppia, elementi nascosti o sconosciuti che vengono portati in luce dalla travolgente forza dell’emozione. Pensiamo a quanti crimini sono stati commessi in nome dell’amore.

“Odi et Amo”, famoso verso di Catullo, è l’emblema del gioco dell’amore. Un conflitto sempre presente nella relazione tra un sentimento come l’amore e il suo opposto l’odio che spesso non arriva alla coscienza.

Accanto alla tenerezza, all’ affetto, prendono vita anche i nostri fantasmi interiori.
Potremmo dire che l’amore rivela l’uomo a se stesso. Parafrasando Joseph Conrad “l’uomo conosce se stesso solo nel momento del pericolo – l’uomo conosce la sua vera natura solo quando s’innamora.

L’amore richiama anzi esige la presenza dell’odio. Questa terribile dualità è stata sintetizzata da La Rochefoucauld (1665, p.107) in una sua massima: ” L’amore, se lo si giudica dalla maggior parte dei suoi effetti assomiglia più all’odio che all’amicizia ”.

Nella letteratura, nel teatro, nell’arte, come nella vita amore e odio sono 2 sentimenti   indissolubilmente congiunti: anche nel momento della follia omicida l’assassino non smette di amare la sua vittima. L’elemento distruttivo può vivere nascosto all’interno del legame sentimentale e solo talvolta apparire in forme violente e improvvise sino ad arrivare al “delitto passionale” come lo definiscono le cronache: delitto per gelosia, vendetta, abbandono.
Queste osservazioni non voglio dare una lettura negativa dell’amore ma un invito ad una riflessione: noi viviamo una grande ambivalenza: da una parte aneliamo l’amore, dall’altro lo respingiamo perché ne abbiamo paura.

Ciò che è ignoto in genere provoca paura. Vorrei sottolineare come questa e la dimensione amorosa vadano sempre insieme; un segnale del nostro essere innamorati è la sensazione di paura che abbiamo di fronte all'amore e se non proviamo anche angoscia per quello che sta succedendo probabilmente noi non amiamo. In fondo bisogna essere soli, bisogna sentire la propria solitudine per poter capire che cosa significhi la presenza dell'altro.” (Carotenuto Aldo)

L’amore è uguale in tutte le epoche. I problemi che trascina con sé sono invece diversi a seconda dei momenti storici e dei valori sociali. Un tempo i maggiori problemi consistevano nella impossibilità di scegliere e nella mancanza di libertà. L’amore era coartato e le grandi storie d’amore avevano spesso fini tragiche. Oggi i problemi consistono nella troppa scelta e nelle incertezze di una fluida libertà. E oggi, ancor più che ieri, ci rifugiamo nel quotidiano in relazioni piatte e banali. Bauman nella sua analisi sull’amore liquido sottolinea come un legame eterno ed inscindibile è praticamente impossibile da applicare nella società attuale. Poiché “tutto” è divenuto instabile, effimero, incerto non vale la pena investire su qualcosa che non è sicuro come l’amore. E’ la fragilità a caratterizzare la vita di ognuno di noi e a contagiare, inevitabilmente, anche i nostri legami affettivi e sentimentali.

E cosa c'è di più fluttuante ed incerto dell'amore? Per questo si preferiscono quelle che Catherine Jarvie definisce le "relazioni tascabili", frequentazioni da tirare fuori solo se e quando servono ("l'incarnazione dell'istantaneità e della smaltibilità") alla base delle quali c'è sostanzialmente la convenienza.

Eppure si nota spesso una palese contraddizione: da una parte molti sembrano aspirare, almeno nelle intenzioni o quanto meno a parole, all'amore solido, alla relazione stabile ma, nella pratica, sono terrorizzati dall'idea che un legame si solidifichi. Purtroppo gli impegni affettivi vengono percepiti come minacciosi e lo stare insieme è visto come una potenziale trappola.  Un meccanismo che, nell'era di Internet, viene facilmente aggirato grazie alle relazioni virtuali vissute in un contesto che consente rapidamente di entrare ed uscire a proprio piacimento e in cui distacco e disimpegno sono la regola.
Amore e follia…amore e odio…amore liquido…amore e tecnologia…ma senza amore che vita è?

L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo. L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso. Allora non sarà trascinato, ma trascinerà! (H. Hesse)

Dott.ssa Antonella D'Andrea
Psicologa Psicoterapeuta - Roma


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  • Dipendenze da sostanze
  • Psicooncologia
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  • Disturbi sessuali
  • Trattamento del Gambling (gioco d'azzardo patologico)
  • Psicoterapia Sistemico-Relazionale individuale, della coppia e della famiglia

Dott.ssa Antonella D'Andrea Psicologa Psicoterapeuta
Roma

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Iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio col n.6943 dal 1997
Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità e Specializzazione in Psicoterapia Familiare e Relazionale
P.I. 06860061008



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