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Dipendenze

Superare l’adolescenza senza rimanere intrappolati nella “rete”

“Tenersi in punta di piedi non è crescere.” Lao TSE

Secondo risultati di un’indagine nazionale sul gioco d’azzardo nei minori, presentata in anteprima durante l'International Pediatric Congress on Environment, Nutrition and Skin Diseases, a Marrakech, il 20% di bambini e adolescenti fra 10 e 17 anni frequenta sale bingo e slot machine e il 25% dei piccoli fra 7 e 9 anni ha già usato la paghetta per lotterie e gratta e vinci. Per aumentare la consapevolezza della popolazione sulle ludopatie nei giovani la SIMP (Società Italiana Medici Pediatri) ha deciso di organizzare corsi dedicati ai pediatri, che poi potranno sensibilizzare le famiglie, e agli studenti nelle scuole: è fondamentale fare prevenzione spiegando che le scommesse possono diventare una malattia, una dipendenza con sintomi precisi che può avere conseguenze nefaste per se stessi e per la propria famiglia.

Emerge come i giovanissimi giochino non tanto per “fare soldi, ma soprattutto per divertimento. Alla loro età difficilmente si capisce il reale valore dei soldi. Il 5% di bambini tra 7 e 9 anni gioca abitualmente al Gratta &Vinci. Diffuso anche il gioco alle slot-machine e non certo aiutano le luci e i colori sgargianti: l’8% dei bambini è attratto da esse.

Arginare il fenomeno del gioco d’azzardo è molto importante, soprattutto tra i ragazzi, per evitare che tale abitudine sfoci in gioco patologico. Questo è l’obiettivo primario della campagna “Ragazzi in gioco”.

Ma perché è così in aumento nel mondo giovanile?

L’adolescenza è l’età del cambiamento, come la stessa etimologia della parola implica: adolescere significa crescere. Passaggio dall’infanzia all’età adulta, l’adolescente non è più un bambino e non è ancora un adulto. Questo duplice movimento, rinnegamento della sua infanzia da una parte, ricerca di uno statuto stabile di adulto dall’altra, costituisce l’essenza stessa della “crisi”, del “processo psichico” che ogni adolescente attraversa. In questi ultimi anni i cambiamenti a livello culturale e sociale hanno ritardato sempre di più il raggiungimento dell’autonomia; il giovane non sviluppa un vero e proprio riconoscimento di sé, si sente più fragile e si rivolge a “oggetti sostitutivi” esterni. La prevalenza del gioco tra gli adolescenti è in costante crescita proprio per le caratteristiche specifiche di questa fase evolutiva, quali l’impulsività, la ricerca di novità e di emozioni nuove che aumentano la vulnerabilità dei giovani ad un uso, a volte problematico, del gioco d’azzardo.

Perché gli adolescenti giocano?

Giocano perché non sanno cosa fare, per la voglia di sfida, per il divertimento, per svago, per sfuggire dalla quotidianità e dai problemi. Inoltre, il diffondersi dell’utilizzo della Rete, ha portato ad un incremento del gioco d’azzardo on line degli adolescenti perché consente l’anonimato, può essere nascosto agli occhi dei familiari, non ha limiti temporali e spaziali, comporta il passaggio da attività ludiche condivise a giochi condotti in solitudine, determina una maggiore diminuzione delle attività sociali rispetto al gioco off line, ha ridotti tempi di attesa, minori intervalli tra le giocate e risultati immediati.

Nell’ultima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders ( DSM-5 American Psychiatric Association, 2013), il “Disturbo da gioco d’azzardo” è stato inserito tra i “Disturbi senza sostanze” all’interno della nuova categoria diagnostica dei “Disturbi da dipendenza e correlati all’uso di sostanze”. Per la prima volta, quindi, tale patologia viene riconosciuta come dipendenza poiché, pur non essendovi sostanze, sono presenti le tre componenti basilari considerate sobstratum di tutte le dipendenze, ovvero ossessività, impulsività e compulsione.

Per quanto riguarda la spiegazione di tale fenomeno, è stato evidenziato che il comportamento problematico di gioco d’azzardo giovanile risulta essere associato ad un’ampia gamma di fattori che si riferiscono sia alla sfera personale degli adolescenti (fattori individuali) sia a quella ambientale a loro circostante (fattori ecologici).

Il giocatore patologico è un paziente complesso che può presentare sintomi fisici, psichici e sociali, e ciò richiede all’equipe curante, oltre alla competenza, un’elevata capacità di gestire aspetti multiproblematici che coinvolgono sia il giocatore che la sua famiglia. La pratica clinica consente di osservare un intreccio di fattori (biologici, psicologici, socio famigliari) che portano al comportamento di dipendenza ma ciò che ha importanza è il significato che il paziente attribuisce al gioco. L’età di inizio, come per tutte le forme di dipendenza, risulta essere un importante fattore predittivo per lo sviluppo della patologia: più si inizia precocemente, maggiore è il rischio di dipendenza. L’insorgenza del disturbo in età adolescenziale fa sì che il gioco si radichi come elemento strutturale della personalità in via di sviluppo; ciò comporta che la personalità adulta di questi giovani giocatori a rischio sarà fondata sul gioco e probabilmente i tentativi di eliminare la condotta comporteranno una messa in gioco di tutta la struttura di personalità con il rischio di andare incontro ad un’insorgenza di ulteriori disturbi psichici.

Non dimentichiamo che il dilagante fenomeno del gioco d’azzardo coltre ad essere un problema di salute mentale e anche un problema sociale rilevante.

Sempre più frequentemente come psicologi ci troviamo ad affrontare richieste d’aiuto, che sia il giovane o la persona di mezz’età o anziani risulta strategico acquisire conoscenze e competenza su come affrontare tale disagio nel paziente che abbiamo di fronte; il rischio è  cadere nella loro trappola. Trappola fatta di menzogne, manipolazioni, squalifiche, raggiri con un’unica conclusione il drop-out del paziente!

Sempre più spesso la richiesta di aiuto è legata ad una Patologia da Dipendenza. Acquisire conoscenze sulle più recenti ricerche scientifiche, sugli strumenti, le tecniche e su una corretta modalità di lavoro con i pazienti che presentano un Disturbo da gioco d’azzardo permette di poter offrire delle valide modalità preventive oltre a utilizzare buone prassi nell’ambito clinico.

Nello specifico, tutti gli operatori e ricercatori del settore dovrebbero disporre di strumenti di misurazione che siano in grado di rilevare con precisione i diversi livelli di severità del comportamento di gioco d’azzardo nei giovani, in linea con la nuova definizione del DSM-5.

Dott.ssa Antonella D'Andrea
Psicologa Psicoterapeuta - Roma


Ambiti d'intervento

  • Dipendenze da sostanze
  • Psicooncologia
  • Gruppi stress reduction basati sulla Mindfulness
  • Disturbi sessuali
  • Trattamento del Gambling (gioco d'azzardo patologico)
  • Psicoterapia Sistemico-Relazionale individuale, della coppia e della famiglia

Dott.ssa Antonella D'Andrea Psicologa Psicoterapeuta
Roma

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Iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio col n.6943 dal 1997
Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità e Specializzazione in Psicoterapia Familiare e Relazionale
P.I. 06860061008



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